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Facciamo chiarezza sul codice tributo 4001

Ad ogni contribuente di questo paese capita di confrontarsi, in fase di dichiarazione dei redditi o di pagamento delle imposte attraverso il modello F24, con codici tributo che per i non addetti ai lavori sono quasi una lingua sconosciuta ed incomprensibile. Molti avranno sicuramente notato che uno di tali codici che di ore con maggiore frequenza è senz’ombra di dubbio il codice tributo 4001: tale ricorrenza si spiega valutando la natura stessa del tributo, vale a dire il saldo dell’IRPEF.

Questa imposta grava infatti su qualunque persona fisica dichiari un reddito, sia esso da lavoro dipendente o autonomo o sia esso proveniente da qualsiasi altra natura. L’Irpef è infatti un’imposta diretta che venne istituita nell’ormai lontano1974.

Stando ad alcune analisi tributarie, l’IRPEF fornisce allo Stato oltre il 30% del gettito tributario complessivo annuale.
L’IRPEF viene richiesta in modo progressivo rispetto al reddito, il calcolo avviene in base a degli scaglioni a cui corrispondono le relative aliquote applicate.

L’IRPEF viene infatti richiesta in misura proporzionale al reddito, a meno che, in caso di canoni di locazione, non si abbia scelto la strada del canone concordato con conseguente applicazione della così detta cedolare secca sugli affitti.
Il codice tributo 4001 si configura dunque come l’inevitabile compagno di viaggio di qualsiasi contribuente italiano: il suo versamento, in acconto o rateizzato, può variare in base al regime fiscale adottato dal contribuente stesso, tuttavia chi prima e chi dopo è inevitabile arrivare al momento del versamento del saldo.
Va detto inoltre che il codice 4001 si applica anche nei casi in cui ci sia un lavoratore autonomo che, per il gioco degli acconti, si trovi in condizione di avere un credito IRPEF: in tal caso nella colonna riferita al debito o credito sarà riportata quest’ultima voce.

Il discorso è ovviamente valido sia in caso di dichiarazione che in fase di compilazione del modello F24.

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