Il contributo al dogma dell’Immacolata Concezione in Francesco Antonio Marcucci e Francesco d’Appignano

 

 

Introduzione

Un cordiale saluto a tutti voi: sua eccellenza mons. Franco Marinelli, autorità civili e religiose, gli illustri oratori, tutti i presenti.

Ringrazio il Centro Studi “Francesco d’Appignano” per l’invito che, con il benestare dei miei superiori, ho accettato volentieri per varie ragioni.

Anzitutto, ritengo molto importante adoperarsi con ogni mezzo per riscoprire i meriti e le virtù di chi ci ha preceduto, in questo caso di due illustri conterranei, accumunati, a distanza di quattro secoli, dalla fede nell’Immacolato concepimento di Maria, quando ancora la Chiesa non ne aveva proclamato il dogma. Si tratta del francescano Francesco Rossi d’Appignano, filosofo e teologo e del Servo di Dio mons. Francesco Antonio Marcucci, terziario francescano.

Francesco d’Appignano, nella prima metà del 1300, seguendo la linea del Beato Giovanni Duns Scoto, difese l’Immacolata Concezione di Maria, all’Università parigina della Sorbona, commentando il terzo libro delle Sentenze di Pietro Lombardo.

Mons. Francesco Antonio Marcucci, nel Settecento, consacrò tutta la sua vita all’Immacolata, ne fu fervente apostolo attraverso la predicazione e la fondazione ad Ascoli Piceno della Congregazione delle Suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione.

Era quanto mai opportuno che nell’anno in cui celebriamo il 150° anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione da parte del papa marchigiano, il beato Pio IX, avvenuta l’8 dicembre 1854, mettessimo a dialogo i nostri personaggi,entrambi anticipatori del dogma.

Benché mons. Marcucci non sia nato ad Appignano come fra Francesco, egli ebbe relazioni molto significative con questa cittadina. Anzitutto predicò giovanissimo, dal 25 gennaio al 2 febbraio 1739, la sua prima missione al popolo. nell’attuale chiesa di San Giovanni Battista “che- come scrive il prof. Andrea Anselmi nel numero unico Centro studi Francesco d’Appignano- fu accolta da una commossa adesione di tutto il paese. Fra le giovani che lo ascoltarono vi fu l’Appignanese Caterina Silvestri (1714-1794)”, una delle prime quattro suore che l’8 dicembre 1744, diede inizio alla Congregazione delle Suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione. Inoltre, la famiglia Marcucci possedeva vasti e bellissimi possedimentiad Appignano, ereditati poi dal Servo di Dio,che li donò alle suore, le quali, a turno, nel periodo delle vacanze dalle scuole, vi trascorrevano alcuni giorni di riposo. Qui, mons. Marcucci, nel 1775,fece costruire una chiesetta dedicata ai santi Gioacchino ed Anna, genitori di Maria SS.ma, dove a volte anche lui si ritirava per pregare e per scrivere. La chiesetta è ora in cattivo stato a causa del terremoto e da anni si sta provvedendo al restauro.

Il tema del mio intervento è “Il contributo al dogma dell’Immacolata Concezione di Maria in Francesco Antonio Marcucci e Francesco D’Appignano”.

E doveroso un breve accennoalla formazione mariologica di Mons. Marcucci e all’influsso della scuola Francescana di Ascoli Piceno nella sua prima formazione.

Tenterò poi di illustrare come l’argomento di Duns Scoto, a favore dell’Immacolato concepimento di Maria, sia l’anello che lega idealmente Francesco d’Appignano con mons. Francesco Antonio Marcucci.

Il tema merita migliori approfondimenti e puntualizzazioni di quanto potrò fare questa sera, ma sono grata dell’opportunità che mi è stata offerta e mi auguro che essa possa aprire nuovi orizzonti di ricerca e di comunione.

 

 

Il Servo di Dio Francesco Antonio Marcucci nacque da una famiglia nobile e religiosa, il 27 novembre 1717; suo padre, l’avvocato Leopoldo Marcucci gli instillò per primo l’amore all’Immacolata cheegli poi maturò approfondendone la conoscenza. Ciò avvenne specialmente frequentando la Scuola dei padri di S. Francesco ad Ascoli Piceno, dove ebbe per maestro fr. Lorenzo Ganganelli, futuro papa Clemente XIV, il quale aveva scritto una difesa del mistero dell’immacolato concepimento di Maria.

Forse entusiasmato dalle lezioni del maestro, all’età di 18 anni, Francesco Antonio aveva progettato di scrivere, tra il 1735 e 1736, “un libriccino atto ad eccitar le anime alla devozione verso il suddetto Mistero”, intitolato Excerpta pro Immucolata Virginis Conceptione, (Dissertazione per l’Immacolata Concezione della Vergine) che però a noi non è pervenuto.

Il primo scritto mariologico del giovane Autore è del 1737 e si intitola Agli amanti di Maria. Esso aveva lo scopo di aiutare i devoti di Maria ad onorarla, attraverso la pratica di sette virtù: pazienza, obbedienza, castità, umiltà, carità, modestia e povertà che ricordano le sette allegrezze e i sette dolori della Madre di Dio.

La prima composizione di predicazione mariana del Marcucci risale, invece, al 1739, quando era ancora suddiacono. Si tratta del commento ad una Lode in onore dell’Immacolata Concezione, scritta lo stesso anno perispirazione della Madonna, “cara Signora”, e proposta come canto ai fedeli della sua parrocchia di Santa Maria Intervineas ad Ascoli Piceno; l’8 dicembre dello stesso anno egli la commentò ai fedeli, perché comprendendone il contenuto, ne traessero più frutto nel cantarla.

Un altro francescano, San Leonardo da Porto Maurizio (1676-1751), influì profondamente sull’orientamento missionario-mariologico del giovane Francesco Antonio Marcucci. Ciò avvenne nell’aprile del 1739, quando il santo predicò ad Ascoli una straordinaria missione popolare.

Francesco Antonio imparò da San Leonardo ad eleggere la Vergine Santa, Patrona e Avvocata delle missioni.

Fin da ragazzo Francesco Antonio si considerò proprietà di Maria, frutto della sua opera e suo miracolo e fece voto di difendere anche con la vita, qualora fosse stato necessario, il mistero dell’ Immacolato concepimento di Maria. Appena sacerdote, il 25 febbraio 1741, aggiunse alnome di famiglia quello della nuova appartenenza: si chiamò e si firmò, fino alla morte, Francesco Antonio dell’Immacolata Concezione; scelse come stemma sacerdotale e vescovile quello della sua famiglia, inserendovi sulla parte sinistra l’immagine dell’Immacolata e dello Spirito Santo.

Il contatto con i Francescani ed in particolare con Papa Ganganelli continuò per tutta la vita, specialmente in riferimento all’Immacolata Concezione. Nel 1760, pubblicò, sotto gli auspici del suo protettore, allora Cardinal Ganganelli, l’Orazione per l’Immacolata Concezione di Maria7.

 

2. L’argomento di Duns Scoto, a favore dell’Immacolato concepimento di Maria, anello che lega idealmente Francesco d’Appignano con mons. Francesco Antonio Marcucci.

 

L’anello che fa da raccordo tra mons. Francesco Antonio Marcuccie Francesco d’Appignano è la ripresa del sillogismo attribuito a DunsScotodelpotuit, decuit, ergo fecit, cioè Dio poteva, volle e dunque fece Maria tutta santa. Francesco d’Appignano ricorre a questa affermazione per spiegare l’Immacolato concepimento di Maria. E’ il così detto argomento della convenienza, che come afferma Francesco d’Appignano era già stato sostenuto da Sant’Anselmo nella dichiarazione: “Conveniva che la Madre di Dio risplendesse di quella purezza della quale, secondo Dio, non se ne può concepire una maggiore”. Francesco d’Appignano affronta l’argomento dell’Immacolato concepimento di Maria spiegando il terzo libro delle Sentenze di Pietro Lombardo, nell’ottava quaestio, dove egli, come osserva il prof. William Duba, nel primo articolo argomenta la possibilità che Maria esistesse nel peccato originale per un unico istante. Nel secondo articolo, difende la possibilità e l’idoneità che Maria sia stata concepita senza la macchia del peccato originale.In tal modo Francesco d’Appignano si schiera fra i primi scolastici difensori dell’Immacolata Concezione. Sostenendo la “dottrina pia”,Francesco sviluppa un’ontologia che ammette esistenza e non esistenza privativa e positiva. Nel primo articolo, mentre i suoi colleghi propongono soluzioni fisiche, Francesco preferisce una soluzione modale. La sua confutazione della dottrina degli istanti di natura, inoltre, avrebbe avuto una significativa influenza nei decenni successivi nell’università parigina. E’ chiaro che Francesco d’Appignano trattò il tema conacutezza filologica, flilosofica e teologica.

Francesco Antonio Marcucci, invece, parla per istruire il popolo, perché comprendendo ciò che Dio ha operato in Maria, lo lodi e si affidi a Lei, scelta da Dio, quale Madre del suo Figlio Gesù, ad essere dispensatrice di tutte le grazie.Gli scritti di mons. Marcucci sull’Immacolta sono sermoni ed omelie per il triduo e laFesta dell’Immacolata Concezione, hanno dunque carattere omileutico.

Nel secondo discorsetto per il triduo dell’Immacolata Concezione dell’anno 1749egli, per spiegare che Il difendere, e pubblicar le glorie dell’Immacolata Concezione impegna la Vergine a mostrar singolari finezze di Amore”, porta l’esempio del Beato Giovanni Duns Scoto che certamente meritò il titolo di dottore sottilissimo dalla Regina del cielo per aver incominciato a spiegare pubblicamente il mistero della sua Immacolata Concezione sin dal 1308, quando ancora la Chiesa non ne celebrava la festa.

Il venerabile Scoto, scrive mons Marcucci,“Vedeva […] già entrata nelle Scuole la privata disputa, che poneva in dubbio un sì raro Privilegio della Vergine di essere ella sola stata tra tutti i Figli di Adamo preservata dal peccato originale, e Concetta senza macchia veruna: vedeva, che si armavano con molte riflessioni gli Avversari” […]quindi, “ripieno di zelo, e di amore risolvette di prender egli solo a petto di difender pubblicamente, in mezzo alla celebre intera numerosa Accademia ed Università della gran Città di Parigi dove allora trovavasi, di difender, dico, e pubblicar la verità, e le Glorie dell’Immacolata Concezione. Quindi, intimata per un dì prefisso, la solenne disputa, priachè l’ora giungesse, portatosi innanzi ad una sacra Statua di Marmo, rappresentante la Vergine, Ecco, mia celeste Signora, disse con molti teneri affetti, ecco giunto il tempo di consagrar all’onor vostro, e alla vostra difesa quel lume da voi ricevuto, quella sottigliezza da voi datami, quella Scienza, vostra mercé, ottenuta. Ho potenti, e molto dotti Avversari, è vero; ma in voi confido. Dignare me laudare te, Virgo Sacrata; da mihi virtutem contra hostes tuos […]. Nella solenne disputa - conclude Marcucci -il Sottilissimo Difensore e propagatore del Mistero, ribatté valorosamente, convinse, e tra mille evviva di giubbilo trionfò degli avversari argomenti”10.

 La stampa riportata sotto rappresenta Duns Scoto, inginocchiato, in atteggiamento estatico, davanti alla Vergine Immacolata, mentre pronunzia la preghiera: “Dignare me laudare te Virgo Sacrata”. Egli regge in mano una penna a simboleggiare l’impegno di difendere in pubblico il Mistero dell’Immacolata Concezione di Maria. La Vergine è coronata di dodici stelle e poggia i suoi piedi sopra l’Arca dell’Alleanza, nella mano destra regge un giglio.

Intorno al capo di Maria c’è un coro di angeli, mentre il simbolo della Trinità domina su di Lei, attorno sono raffigurati i simboli mariani: la rosa, la fonte, il giardino chiuso, la stella, la città santa, lo specchio senza macchia, la porta del cielo, la torre, la radice di Jesse.

Sulla Stampa sono riportate le tesi teologiche che lo studente Andreas Jotti di Castignano, dedica a mons. Francesco Antonio Marcucci nel 1779.

 

 

Nel discorso per la festa dell’Immacolata Concezione dell’anno 1755 Francesco Antonio Marcucci fa nuovamente riferimento al beato Duns Scoto per spiegare che La devozione verso l’Immacolata Concezione impegna fortemente la Vergine ad amarci, a proteggerci e salvarci.

E’ dovere di giustizia ricambiare l’amore che la Vergine Santa ha per i suoi devoti, afferma il Servo di Dio; e ciò può avvenire con due misure diverse: la prima è quella del “quanto basta”; la seconda è quella “del di più, del non mai abbastanza”.

I devoti che onorano Maria in tutte le prerogative riconosciute dalla Chiesa, spiega Marcucci, la amano quanto basta; coloro invece che onorano anche la sua Immacolata Concezione che, benché solennemente festeggiata dalla Chiesa cattolica, non era “ancor definita per fede”, perché non ne era stato ancora proclamato il dogma,sono coloro che la amano di più.

La Vergine Santa ha per questo secondo gruppo di devoti un amore ricco di speciali finezze; ne è un esempio il Beato Giovanni Duns Scoto, che fu molto amato dalla Regina del Cielo perché fu il primo a testimoniare in pubblico la sua fede e il suo amore nel mistero della sua Immacolata Concezione11.

Nell’orazione per la festa dell’Immacolata Concezione dell’anno 1759 il Servo di Diocommenta in modo ampio e puntuale l’argomento del beato Duns Scoto: “Deus potuit, voluit, ergo fecit” e cioè Dio poteva, volle, e dunque fece Maria tutta Santa.

Nella prima parte dell’orazione spiega il significato del “potuit”, cioè come Dio nella sua onnipotenza poteva esentare Maria dalla colpa originale che colpì tutti i discendenti di Adamo.

Potè l’Altissimo non includer la volontà di Maria con quella di Adamo: potè non soggettarla a quel capo morale, che ben presto colla sua deplorabil caduta infettar sì bruttamente se stesso dovea e tutto il Genere Umano: potè Iddio fare, che qualora quell’universale diluvio del peccato originale accolse sotto di sè, insino i più alti Monti di Santità; Maria sola, qual’Arca mistica, se ne andasse tutta festosa galleggiando sopra le acque, guidata dall’auretta soave della Grazia Divina: potè, per finirla, che laddove il restante intero dell’uman genere spuntar doveva all’essere, tutto pien di lordure e di macchie dell’originale peccato; essa sola, la Vergine, concetta fosse tutta pura, tutta santa, tutta bella e tutta Immacolata. Potuit Deus, esclama qui il venerabile e sottilissimo Scoto, potuit Deus eam ab originalibus praeservare12.

Non è difficile credere che Dio poteva esentare Maria dalla colpa originale, eppure non tutti lo glorificano per questa meraviglia, continua il Servo di Dio, ma solo coloro che credono ed onorano l’Immacolata Concezione della gran Vergine.

Nella seconda parte spiega il verbo “voluit” e cioè Dio nella sua infinita bontà realizzò ciò che la sua onnipotenza poteva fare, quindi che si onori la Concezione Immacolata di Maria, sin dal primo istante della sua vita, significa glorificare l’infinita bontà di Dio.

“Iddio nella Concezione purissima di Maria, abbia a prò di Lei diffusi i Tesori tutti della sua Grazia, con farla tutta bella, non solo a misura del sommo Poter suo, ma eziandio dell’infinito suo Amore […]. In Te, dice Dio alla Vergine, ho delineato un vago ritratto della mia Divina Bellezza, con farvi totalmente vaga, e perfettamente bellissima: Tota pulchra es. Ma questo egli è uno sforzo della mia Onnipotenza non solo, ma del mio ancora amoroso volere, e del mio intensissimo Amore; con cui sino ab aeterno ti ho amato, ed ora come la più cara e prediletta Amica mia vi rimiro: Tota pulchra es, Amica mea. Non furono già gli Angeli stessi miei, ed insino i più alti serafini, così privi ed esenti di ogni minimo neo, come tu fosti sempre mai al mio Divino Cospetto: Tota pulchra es, Amica mea, et macula non est in te. Sei bella sì, lo ripeto, sei la più cara, la prediletta mia Amica, a misura dell’Onnipotenza, che per così farti ho impiegata; ed a misura dell’infinito mio Amore, che ti ho portato e ti porto: in te sola trovando tutte le mie soavità, e tutto il mio Compiacimento Divino”13.

Nella terza parte Francesco Antonio Marcuccispiega il verbo “fecit” cioè come Dio, non solo impiegò il suo sommo potere per rendere Maria tutta bella, fin dal primo istante della sua concezione, ma anche il suo infinito amore.

Nella quarta parte dell’ orazione l’Autore finge di immaginare quale onore avrebbe potuto dare alla potenza di Dio e alla sua bontà la Vergine non preservata dal peccato nel primo istante, certamente nessuno, risponde, ed è per questo che Dio ha saputo crearsi e formarsi una Madre Immacolata.

La quinta parte dell’orazione costituisce la perorazione che serve a muovere ulteriormente gli affetti e la volontà dell’uditorio. Marcucci utilizza il confronto tra il medico che previene la malattia di un caro amico e il medico che cura colui che è già ammalato. Il primo è paragonato da S. Agostino alla redenzione preventiva di Gesù; mentre il secondo alla redenzione curativa. Maria esalta la Sapienza divina perché è stata oggetto meraviglioso della redenzione preventiva di Dio e, anziché pregiudicare la forza del sangue del Redentore, la esalta. Chi dunque onora l’Immacolata Concezione di Maria glorifica l’Onnipotenza di Dio, il suo amore infinito e la sua sapienza14.

Concludo con la preghiera alla Vergine Immacolatache il Servo di Dio recitò al termine dell’ omelia dell’8 dicembre 1786, nella sua cattedrale di Montalto, il primo anno che tornava in Diocesi per questa festa a lui tanto cara dopo 12 anni di vicegerenza a Roma15. La preghiera è una testimonianza dei favori ottenuti dalla Vergine Santa,per averla venerata Immacolata, alla quale chiede ora per sé e per i suoi Diocesani il dono di partire da questo mondo purificati ed abbelliti dalla Grazia divina e accompagnati dalle sue amorosissime cure.

“[…] O Gran Vergine tutta bella, tutta pura, tutta santa nel primo Istante dell’Esser vostro, diasi pure a Voi il glorioso vanto di non farvi mai superare nell’Amore, né uguagliar nell’Impegno per noi, che ben vi compete. Quante volte in riverenza di vostra Concezione Immacolata, perché venerata da noi, ci avete singolarmente difesi ne’ nostri pericoli, soccorsi ne’ nostri bisogni; e quel che riesce di stupore anche all’Empireo, ci avete pronta in tante nostre gravi indigenze protetti senza venirne da noi supplicata. Dio buono! E chi mai di noi avrà lingua capace a ridire in menoma parte le materne vostre amorevolezze sperimentate? Qual è quel Bene, quel Favore, quel Dono, che dal Trono della Divina Misericordia non ci avete Voi impetrato? Deh s’è così, ripeto, amorosissima Signora e Madre, date il compimento ai tratti graziosi dell’Amor vostro e del vostro Impegno in proteggerci e favorirci a riguardo del vostro sì caro Mistero. Voi, che in virtù del Sangue prezioso del vostro Divin Figlio preservata da ogni macchia entraste tutta bella e Immacolata in questo Mondo; fate, che noi lavati da quel medesimo Divino Sangue partir possiamo dal Mondo tutti purificati ed abbelliti. Noi così dolcemente e santamente morendo, assistiti da Voi tra le vostre materne amorose Braccia, serviremo, per vostra Gloria maggiore, ai Posteri tutti di esempio e di incontrastabile prova, se quanto possa il singolar vostro Amore ed Impegno di proteggere e favorire i veri Devoti della vostra Immacolata Concezione”16.

 

Suor Maria Paola Giobbi

Pia Operaia dell’Immacolata Concezione

Appignano 25 settembre 2004

 

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Per una conoscenza sintetica di mons. Marcucci, Cf. Rossi-Brunori Arcangelo, La vita e la istituzione di Mons. Francesco Antonio Marcucci dell’Immacolata Concezione, Ascoli Piceno 1917, pp. 224;Egidi Sr M. Cristina, Il Servo di Dio Mons. Francesco Antonio Marcucci, Roma 1994, pp.164; Catani Vincenzo, Il Servo di Dio Mons. Francesco Antonio Marcucci (1717-1798), estratto da I Santi della Chiesa Trentina, Grottammare (AP), 1999, pp. 41.

Lorenzo Ganganelli, futuro Papa Clemente XIV, al secolo Giovanni Vincenzo Ganganelli, nacque il 31 ottobre 1705, a S. Arcangelo di Romagna (RM) nella diocesi di Urbino, ed entrò tra i francescani conventuali con il nome di fra Lorenzo. Conseguì il dottorato a Roma (1731) ed insegnò per i vari Conventi dell’Ordine. Fu rettore al S. Bonaventura di Roma (1740), consultore del S. Uffizio (1746), Cardinale (1759) ed infine, alla morte di Clemente XIII, Pontefice, il 20 maggio 1769. Negli anni trenta del settecento fu insegnante allo Studio dei Francescani ad Ascoli ed istituì nei primi elementi teologici del mistero mariano il giovane Francesco Antonio Marcucci. È di Lorenzo Ganganelli il trattato “De Immaculata Conceptione”, ottima difesa dell’Immacolato Concepimento di Maria che costituì il fulcro attorno al quale, da allora in poi, si sviluppò l’impegno apostolico del Marcucci. (Cf. M. Paola Giobbi, Mons. Marcucci ed alcuni uomini illustri del suo tempo in Donne educazione e società, SEI 1995, pp. 56-64).

Cf. Archivio Suore Concezioniste di Ascoli Piceno (d’ora in poi, ASC) 2, autografo, ff. 114.

Fra Leonardo da Porto Maurizio fu uno straordinario apostolo francescano, ovunque venerato per la forza sapienziale delle sue prediche. Lasciò 13 volumi nei quali si scopre altissima non solo la devozione a Gesù Crocifisso,al SS.mo Sacramento e alla Vergine Immacolata. Aveva convinto il papa Benedetto XIV ad indire un referendum tra i

vescovi per proclamarne il dogma. Morì a Roma, nel convento S. Bonaventura, sul Palatino, e venne canonizzato nel 1867 da Pio IX (cf Sgarbossa, I santi, 667).

Cf. Fabiani,Le missioni in Ascoli, 465. “Fu chiamato, ancora vivente, l’Apostolo d’Italia”. Padre Leonardo Giunto ad Acquasanta, fu accolto da un folto gruppo di persone che gli andarono incontro, per accompagnarlo fino ad Ascoli. Tra queste vi era anche il giovane Marcucci (Per il rapporto tra Marcucci e san Leonardo, cfGiobbi M. P.,Donna Educazione e società, 48-56).

Marcucci, F. A., Della imitazione di Maria coll’esercizio delle sue virtù principali, Roma, 1784, Autografo ASC 122, 93.

7Marcucci, F. A., Orazione per l’Immacolata Concezione di Maria sempre Vergine, Ascoli Piceno 1760,e ristampa anastatica con introduzioni di De Fiores Stefano e Anselmi Andrea, Ed. Monfortane, Roma 1998.

Cf.Duba, William, Francesco d’Appignano sull’Immacolata Concezione in Atti del II Convegno internazionale suFrancesco d’Appignano a cura di Domenico Priori e Massimo Balena, Centro stampa piceno (AP), Appianano del Tronto 2004, pp. 59-75.

Concedetemi di lodarvi, Santissima Vergine, datemi forza contro i vostri nemici,

10Marcucci, F. A, autografo ASC, 51, pp. 117– 123, paragrafi II-IV; Cf. Marcucci, F. A., I dodici privilegi goduti dalla Gran Madre di Dio Maria sempre Vergine nella sua Immacolata Concezione, Ascoli 1745, per Nicola Ricci Stampator camerale, con licenza de’ Superiori, p. XXXIVI, n. IV.

11Cf. Marcucci, F. A., autografo ASC 51, pp. 167– 174.

12Marcucci, F. A., autografo ASC 51, pp. 149-159, n. 3.

13Marcucci, F. A., autografo ASC 51, pp. 149-159, nn. 7-8.

14 Cf,Marcucci, F. A., autografo ASC 51, pp. 149-159.

15 Per notizie sul periodo della vicegerenza a Roma del Servo di Dio, Cf. Congregatio de Causis Sanctorum, prot. n. 1083, Positio superfama sanctitatis et virtutibus, Francisci Antonii Marcucci, Romae 2003, vol. 1, pp. 583-655; vol. 2,Relatio et Vota, pp. 80-90.

16Marcucci, F. A., autografo ASC, 93, n. 9, f. 11. I brani del Servo di Dio mons. Francesco Antonio Marcucci citati in questo articolo fanno parte della collana Marcucciana Opera Omnia, vol. 3, Sermoni per il triduo e per la festa dell’Immacolata Concezione (1739-1786), in corso di stampa presso le Grafiche ITE, Dolo-Venezia.