PAROLE DI CHIUSURA DEL CONVEGNO

 

            1) QUALCHE AGGIORNAMENTO SULLA VITA DI FR. FRANCESCO

 

            Si è voluto lasciare a me il compito di concludere i lavori su FRANCESCO DI APPIGNANO e di chiudere il I CONVEGNO sulla sua figura e sulla sua opera; ringrazio coloro che me l’hanno assegnato.

            Dopo una giornata di assidua applicazione nell’audizione degli apporti di tutti e singoli i relatori che ci hanno aggiornato sui tempi e sull’opera del nostro Concittadino, possiamo fare una riflessione sugli eventi della storia: in verità, 650 anni sono un periodo abbastanza ampio nella vicenda umana: tanti ne ha dovuto attendere Frate Francesco per ottenere un cenno di riconoscenza dai suoi concittadini!

            In tempi però nei quali ogni piccolo paese rivendica le sue glorie passate, - ne abbiamo vicini e confinanti con noi vari esempi, - non poteva restare senza un riconoscimento il nostro Francesco!

            Egli visse in un periodo non certo tranquillo: le vicende della sua vita avventurosa ci certificano che egli vi partecipò attivamente, con una parte da protagonista, in ogni campo: nella cultura, nella scienza, nella religione, nella teologia, nela filosofia, nella presenza del suo Ordine, nella politica, nella quiete del chiostro come nella lotta contro il potere...

            Percorse a piedi durante la vita, con vari impegni e con scopi diversi, sospinto dalla fede, dal desiderio di cultura, o dalla politica partigiana, gran parte dell’Europa: dall’Italia alla Francia, alla Germania, acquistandosi amicizie e inimicizie da parte di papi e imperatori, di cardinali e superiori generali.

            Partendo giovanissimo dalla nativa Appignano, fu a Parigi, che rappresentava a quel tempo il centro del sapere, per apprendere la cultura necessaria per una vita da protagonista; fu a Napoli, come consigliere del re Roberto, il sovrano che si ripiccava di coltivare anche lui la cultura, poi fu ad Avignone, sede del papato e attivo centro di studi, come docente nello studio del suo Ordine; successivamente fu a Pisa, sede di estremismi e di disordini, come anche di ricerche di nuovi equilibri; fu a Monaco, sede dell’impero e residenza dell’imperatore, a Narbona, dove si svolse il processo contro di lui; nel frattempo, cioè nel secondo periodo della sua vita, fu continuamente impegnato nella composizione di opere polemiche, delle quali una ci è rimasta, (la Contestazione), mentre altre o sono andate perdute, o aspettano di essergli rivendicate, o non sono state ancora ritrovate. 

            Precedentemente, nella vita universitaria della tumultuosa Parigi, mentre era preso dall’incarico della docenza, era anche impegnato nella composizione di numerose opere: in pratica, si può affermare che questo fu il periodo più fruttuoso della sua vita riguardo agli studi: in quegli anni dettava le spiegazioni delle opere di Aristotele che i Maestri preparavano per i loro allievi; era nello stesso tempo impegnato nel commento alle opere dell’Antico e del Nuovo Testamento, e nella predicazione della parola di Dio; e particolarmente, era tutto preso dalla preparazione e dalla stesura dei Commentari alle sentenze di Pietro Lombardo, l’opera che tutti i Maestri avevano il dovere di commentare agli studenti, e che egli dettava, giorno dopo giorno, al suo segretario: opera monumentale, alla quale è affidata la sua fama.

            Si può dire che, fino ad oggi, questo suo capolavoro sia ancora quasi del tutto sconosciuto: ne sono stati pubblicati, sia in edizione critica che in edizione diplomatica, diversi brani: mancano tuttora una edizione e uno studio complessivo delle diverse redazioni.

            Io stesso, alcuni anni fa, (cioè nel 1997), pubblicai dal codice Vaticano Chigiano B.VII.113, circa 300 pagine dal I libro del Commentario alle Sentenze, come appendice al Quodlibet; ma sono, in genere, pubblicazioni sporadiche e non sistematiche.

            Siamo comunque confortati dalle notizie, anche se vaghe e incerte, che attualmente gli studi si vanno moltiplicando e che, a breve o lunga scadenza, avremo il piacere di salutare qualche nuova opera del nostro Francesco.

            Io stesso sto ultimando un lavoro critico: sarà, come spero, una novità e un progresso nella conoscenza dell’opera del nostro Autore.

            Riconosco che si tratta di studi che richiedono tempo e applicazione!

            Mentre Francesco percorreva, ai suoi tempi, incredibili distanze, lasciando a noi il problema di come mai riuscisse a conciliare un così vario e molteplice genere di attività e a unire tante cose insieme, la sua opera intanto percorreva, con i piedi di coloro che possedevano i suoi manoscritti, la vecchia Europa diffondendo la fama e la dottrina del nostro compaesano: doctor solemnissimus in omni facultate, lo dice il Glassberger nella sua Chronica[1]. 

            Da notare, qui, che molti testi delle opere di Francesco vennero bruciati, o comunque, distrutti, perché durante i dieci anni nei quali egli visse da scomunicato, chiunque veniva sorpreso a possedere una delle sue opere, poteva passare seri guai!

            Damnato auctore, eius opera damnantur!

            Non ostante questa contrarietà, codici di Francesco si trovano, oggi, in Spagna (Madrid, Tortosa), in Francia (Parigi, Troyes), in Germania (Augsburg, Lipsia), in Austria (Vienna, Admont), nella Cechia (Praga), in Italia (Vaticano, Roma, Bologna, Milano, Torino, Napoli, Firenze).

 

            Vorrei rispondere a un dubbio, avanzato in varie occasioni da parecchi ascoltatori: come mai Francesco di Appignano, dopo aver sostenuto per tutta la vita, un’opinione estrema sulla povertà, alla conclusione del processo intentato contro di lui dall’inquisizione, abiurò il suo pensiero precedente, aderendo, con la professione di fede, alla teoria a cui si era opposto?

            Premesso che le vie del cuore sono segrete e note solo a Dio, e che non possiamo giudicare su ciò che non conosciamo, sono da prendere in considerazione due possibilità: o che egli abbia abiurato per timore di finire sul rogo, oppure che la sua nuova convinzione sia stata veramente sincera.

            Ci sono ragioni plausibili tanto per la prima come per la seconda alternativa.

            Vediamo brevemente: un cronista dell’epoca annota che molti frati e suore finirono sul rogo per non aver voluto mutare la loro convinzione eretica sulla povertà di Cristo e degli apostoli; inoltre possiamo ricordare (come esempio più evidente e.. vicino!) che il 16 settembre del 1327 era stato bruciato a Firenze Cecco d’Ascoli come mago et eretico: erano esempi salutari ed efficaci.

            Voi che cosa avreste scelto?!

            Inoltre, pur essendo uscito assolto e reintegrato, anche in seguito avrà sentito aleggiargli intorno il sospetto e l’ostilità dei nemici: per dissipare questa eventualità, per convincere le autorità e il popolo della sincerità della sua conversione, avrebbe scritto il trattato sul suo pentimento, del quale, sebbene a noi non sia giunto, parlano cronisti contemporanei e posteriori[2].

            Per la seconda alternativa: bisogna credere a ciò che gli uomini dicono, perché la parola fu data loro per manifestare la loro volontà e bisogna credere alla loro buona fede, almeno fino a prova contraria.. Che cosa dice Fr. Francesco nella sua professione di fede[3]? Che egli approvava la dottrina enunciata da Giovanni XXII riguardo alla povertà di Cristo e che era pentito e addolorato di averlo tenacemente contrastato.

            In seguito, a conferma dell’autenticità della sua conversione intellettuale, scriverà un Tractatus de sua poenitentia nel quale cercava di armonizzare i decreti dei diversi pontefici sull’argomento della povertà di Cristo, dando torto al Capitolo Generale di Perugia che non aveva colto la differenza tra i concetti di habere et non habere civiliter e che era stato il principio dal quale si era scatenata la bufera.

 

*****

           

            Dove e quando morì Francesco di Appignano?

            Non sappiamo assolutamente nulla!

            Dopo il 1343, cioè dopo la sua professione di fede, resa ad Avignone, alla presenza di Clemente VI, il silenzio scende sulla sua persona e sulla sua vicenda umana: qualche cronista però ci fa sapere che egli avrebbe ripreso la penna in mano, come si è visto sopra, per scrivere in un Trattato la storia della sua vita e della sua penitenza o ravvedimento[4]: può essere, ma a noi nulla è giunto fino ad oggi.

            Recentemente Nello Vian, tracciando un accurato profilo della vita e dell’opera di Francesco nel Dizionario Biografico degli Italiani[5], ha immaginato che sarebbe perito per la peste nera che negli anni intorno al 1350 infieriva in Europa: ma queste, (sempre con la riserva che tutto può essersi verificato) sono delle fantasie!

            Fantasia per fantasia, noi potremmo immaginare che egli abbia terminato la sua vita in Appignano, rientrando nei ranghi della vita di ogni giorno, come quei frati dei quali hanno parlato nella loro comunicazione i prof. Grelli e Santoni; in più abbiamo il conforto di un cronista, assai tardivo in verità, (metà del sec. XVII), quale fu il P. Ilario Altobelli ofmconv., il quale ci assicura che il papa Sisto V fece trasferire alla Biblioteca Vaticana i libri di Francesco rimasti in Appignano[6]: come mai questi libri si trovavano in Appignano? Certo, insieme con essi ci sarà stato anche colui che li aveva: quindi Francesco doveva essere nella sua patria.

            Quali sarebbero stati questi libri? L’Altobelli cita una Bibbia e altri libri: certo, insieme con la Bibbia, Francesco avrà avuto una copia delle sue opere, magari manoscritta proprio da lui o dal suo segretario.

            Se ciò è vero, la Biblioteca Vaticana è destinata a restituirci, prima o poi, tutte le opere complete del nostro concittadino![7]

           

           

            2) PROSPETTIVE

 

            Gli organizzatori, in attesa che queste cose, indipendenti dalla loro volontà, si avverino nel senso auspicato, hanno stabilito le scadenze e gli adempimenti per fare in modo che la celebrazione internazionale del I CONVEGNO non rimanga un avvenimento isolato ed unico.

            1) Viene creato un CENTRO STUDI FRANCESCO DI APPIGNANO, con sede e relativa attrezzatura (arredamento, computer, lettore per microfilm, microfilm delle opere di Francesco, opere a stampa di Francesco, studi e articoli che trattino la vita e l’opera di Francesco di Appignano, ecc.). 

            2) Viene stabilito un concorso, con cadenza biennale, di £. 4.000.000 (quattro milioni; = ad Euro 2.066 circa) per una pubblicazione a stampa su Francesco di Appignano (studio, ricerca, pubblicazione di opere di Francesco di Appignano).

             3) Si decide che nel 2002 saranno pubblicati gli atti del I CONVEGNO INTERNAZIONALE su Francesco di Appignano.

            4) Si  stabilisce di tenere nel 2003, nell’ultima settimana di maggio, il II CONVEGNO INTERNAZIONALE su Francesco di Appignano.

            5) Sarà creato, a breve scadenza, un sito INTERNET, nel quale saranno immesse tutte le notizie e le novità riguardanti la vita e l’opera di Francesco di Appignano, le iniziative e le attività del CENTRO STUDI, nonché tutte le informazioni concernenti tali argomenti.

 

 

            3) RINGRAZIAMENTI

 

            Siamo ai ringraziamenti:

            Innanzi tutto, si intende ringraziare l’organizzazione del Convegno, costituita da tutti coloro che hanno messo a servizio della riuscita delle diverse fasi e funzioni il loro tempo, la propria disponibilità, senza badare a spese e sacrifici di ogni genere: Appignano è un piccolo paese, perciò è tanto più ammirabile e degno di elogi per essersi messo a disposizione per il giusto andamento di ogni cosa. Ringraziamo tutta intera la popolazione così partecipe e generosa.

            Ringraziamo le autorità civili e religiose: il Sindaco e gli Assessori, particolarmente quello alla cultura, che hanno mostrato una sensibilità e una partecipazione straordinaria, anche se discreta, alle richieste e alle iniziative dell’organizzazione; grazie a Sua Ecc. Mons. Arciv. Francesco Marinelli, figlio di questa terra, che ha voluto onorare con la sua presenza e con il lustro della sua cultura, il nostro Convegno e con lui ringraziamo il Parroco Don Armeno, per la sua squisita sensibilità alle istanze dell’organizzazione.

            Nell’occasione del CONVEGNO è stato presentata la traduzione italiana del volume di Francesco di Appignano, cioè la Contestazione: esso è il mezzo per il quale Francesco sarà conosciuto dalla cerchia di coloro che non sono propriamente studiosi della sua problematica: ringraziamo quindi l’Associazione degli amici dell’Arte che ha curato e reso possibile, con l’iniziativa e con l’interessamento diretto, questa utile realizzazione.

            Grazie anche agli Enti che hanno concesso il loro patrocinio e la loro collaborazione per la felice riuscita della manifestazione.

            Grazie a tutti coloro che a vario titolo, invitati o intervenuti a questo avvenimento, hanno risposto prontamente, sia a titolo di amicizia sia per altri motivi.

            Intendiamo porgere il nostro grazie corale anche al nostro Ristoratore, il quale è stato, per tutti e veramente, un amico!

            Ho lasciato per ultimi, ma sarebbero dovuti essere i primi, coloro che hanno reso possibile, con la loro partecipazione, l’omaggio e il riconoscimento a Francesco, cioè i relatori e i presidenti delle due sezioni di questa mattina: mi limito a nominare il prof. Carlo Verducci, Assessore alla cultura della Provincia di Ascoli Piceno, e il dott. Giannino Gagliardi; grazie ai dieci relatori, che con le loro dotte conferenze ci hanno aggiornato sugli studi e sui progressi realizzati nell’indagine della dottrina di Francesco di Appignano, con l’augurio più vivo di avanzare sempre più nella conquista di ulteriori traguardi.

            Rimangono le interpreti: pensate che vi avrei dimenticato?! No, di certo! Grazie anche a voi per la vostra opera difficile e necessaria.

            Spero e mi auguro di non aver tralasciato nessuno: quindi grazie a tutti!

            In ultimo, - ma per il mio personale sentimento avrebbe dovuto essere il primo!, - ringrazio le Autorità e gli abitanti che hanno voluto, nella loro magnanimità, attribuirmi la cittadinanza onoraria di Appignano: è un onore che io certamente non merito; ora è scritto nella carte, ma più ancora è impresso nel mio cuore. Grazie!

            Arrivederci nel maggio del 2003!

 

                                                                                    P. Nazzareno Mariani ofm

Appignano del Tronto, AP, 27. 05. 01.



Note:

[1] N. Glassberger, Chronica, in Analecta Franciscana, II, Quaracchi 1887, 152.

[2] Lo affermano Fra Andrea Ricci (L.Oliger, Documenta inedita ad historiam fraticellorum spectantia, II, Tractatus Fr. Andreae Richi de Florentia O.F.M. contra Fraticellos, in Archivum Franciscanum Historicum, 3, (1910), 278); S. Giacomo della marca ofm, Dialogus contra Fraticellos, ed. D. Lasic ofm, Falconara M. 1975, 112-114; N. Glassberger, Chronica, in Analecta Franciscana, II, Quaracchi 1887, 152; L. Wadding, Annales, VII, an. 1328, n. 85, 99).

[3] Per la professione di fede e i problemi ad essa correlati si veda Francisci de esculo ofm Improbatio contra libellum domini Iohannis qui incipit ‘Quia vir reprobus’, edita a N. Mariani ofm, Grottaferrata 1993, 18-20.

[4] La questione è brevemente trattata in Francisci de marchia sive de esculo ofm Sententia et compilatio super libros Physicorum Aristotelis, critice edit. a Nazareno Mariani ofm, Grottaferrata 1998, 26.

[5] Dizionario Biografico degli Italiani, vol. IL, Roma 1997, alla voce Francesco della Marca.

[6] P. Ilario Altobelli ofmconv., Genealogia Seraphica, ms, Cod. 17, Archivio di S. Isidoro, Roma, f. 184: Ex hoc conventu <Appiniani> fuit clarissimus Magister Franciscus Rubeus de quo in cronicis antiquis, cuius remanserat in hoc loco Biblioteca. Papa Sixtus V iussit transferri Romam et Bibliam sacram ac alios libros, quos reposuit in Bibliotecha Vaticana.

[7] La questione è trattata, con qualche altro particolare, nella Sententia et compilatio citata sopra.

 

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